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	<title>Motori La Precollina</title>
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		<title>La Ford A di Piero Conca</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 15:40:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Giannusso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[La Ford A]]></category>

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		<description><![CDATA[Un progetto di grande pregio
Progettato dagli ingegneri della Ford a metà degli anni venti il modello A, doveva essere l’automobile a cui passava il testimone il modello T che aveva praticamente motorizzato gli Stati Uniti, ma allo stesso tempo doveva riscattare lo scotto degli anni della recessione che aveva messo in ginocchio l’economia americana. Henry [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Un progetto di grande pregio</strong><br />
<img class="alignleft size-full wp-image-159" title="IMG_0563" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/IMG_0563.JPG" alt="IMG_0563" width="125" height="83" />Progettato dagli ingegneri della Ford a metà degli anni venti il modello A, doveva essere l’automobile a cui passava il testimone il modello T che aveva praticamente motorizzato gli Stati Uniti, ma allo stesso tempo doveva riscattare lo scotto degli anni della recessione che aveva messo in ginocchio l’economia americana. Henry Ford si battè duramente con i sui tecnici affinché il prezzo medio fosse contenuto al di sotto di 1000$. <span id="more-158"></span>I prezzi per il modello A al momento della presentazione avvenuta nel 1927 variavano da 385$ per la versione roadster fino a 1400$ per la versione Limusine. Il motore era un 4 cilindri in linea con una cilindrata di 201 pollici cubi (3.3 L).<br />
Capace di 40 cavalli a 2000 giri/min . Motore con valvole laterali studiato per funzionare anche con carburanti poveri alimentato con un carburatore <img class="alignleft size-full wp-image-160" title="IMG_0431" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/IMG_0431.JPG" alt="IMG_0431" width="119" height="79" />invertito Zenith a sua volta alimentato a gravità. Le versioni destinate ad essere utilizzate con climi più freddi, erano equipaggiate con un gasificatore supplementare ad aria calda disposto sopra il collettore. Dato il periodo di congiuntura sfavorevole alla Ford dedicarono un particolare occhio di riguardo ai consumi , attestati tra 8 e 12 litri per 100 chilometri la velocità massima si attestava poco sopra i 100 km/ora. Prestazioni di tutto rispetto per l’epoca ma grazie all&#8217;interasse 2629 millimetri ed ai freni a tamburo meccanici sulle 4 ruote la Ford si guida in tutta sicurezza. Le sospensioni ad assali rigidi con molle a balestra ed ammortizzatori a frizione offrono all’automobile un confort modesto ma si rivelarono presto estremamente robuste. Il modello A è venne venduto in un&#8217;ampia varietà di modelli, coupé standard e lusso, coupé sport, roadster standard e di lusso, cabriolet convertibile, berlina convertibile, berlina chiusa in metallo standard e di lusso, Tudor (versione taxi), Fordor giardinetta a 3 porte standard e lusso, Victoria furgone chiuso, autocarro e veicolo pubblicitario.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-161" title="IMG_0430" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/IMG_0430.JPG" alt="IMG_0430" width="124" height="82" />Il modello A era primo Ford per usare l&#8217;insieme dei comandi di guida, con i pedali convenzionali del freno e della frizione, con acceleratore sulla destra e il comando del cambio in posizione centrale ; Il modello A fu la prima automobile per avere la protezione del parabrezza. Quando la produzione si è conclusa nel marzo del 1932 erano stati prodotti 4,849,340 di modelli A, prodotta oltre che negli stabilimenti americani, in Canada, Francia, Germania e Regno Unito<br />
Fu sostituita dal più aggiornato modello denominato Ford B motorizzato con il nuovo motore V-8 da 4 litri.<br />
LA produzione di Ford A in Russia venne costruita su licenza dalla GAZ fino al 1936.<br />
<strong>La FORD A nei film</strong><br />
La popolare vettura poiché era una delle automobili più comuni all’epoca interpretò ruoli di spicco in molti dei film che narrano le storie di malavita di quegli anni basti pensare alle veture della polizia veste in pellicole come “Il Padrino. In tempi meno remoti , abbiamo visto invece le Ford A dei servizi municipali e come taxì nel remake della pellicola King Kong.<br />
<strong>Ford A 10 724 </strong><br />
La protagonista del nostro servizio è una modello A roadster tipo 10 724 del socio Piero Conca, acquistata negli anni ottanta a Cervo Ligure da una signora di Marsiglia , e seppur in ottime condizioni è stata restaurata in maniera accurata proprio dal signor Conca in persona. Nel proprio garage di Arma di Taggia ne ha smontato minuziosamente ogni particolare e ne ha revisionato tutte le sue parti, revisione competa della meccanica mentre la carrozzeria versava in ottime condizioni di conservazione. Per i particolari mancanti non ci sono state difficoltà a reperire le parti nei diversi mercatini di automobilia. Il restauro è durato sei mesi, il giro di prova è stato una passeggiata nelle Langhe , che la Ford ha percorso senza il benché minimo problema tanto da indurre Piero Conca e la sua signora ad affrontare subito dopo un viaggio di quasi trentamila chilometri attraverso l’Europa, effettuato con grande divertimento senza incorrere in particolari problemi.</p>
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		<title>Mostra &#8220;Vincenzo Lancia&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 14:56:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Giannusso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Mostra "Vincenzo Lancia"]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Valsesia Lancia Story, in collaborazione con la famiglia Lancia ed il Comune di Fobello per onorare la figura di Vincenzo Lancia, ha allestito a Fobello una “Mostra permanente” intitolata al fondatore della prestigiosa casa automobilistica torinese che porta il suo nome.
La mostra si trova al secondo piano del palazzo G. Lancia che lo stesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-146" title="mostraVLancia" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/mostraVLancia.jpg" alt="mostraVLancia" width="120" height="110" />Il Valsesia Lancia Story, in collaborazione con la famiglia Lancia ed il Comune di Fobello per onorare la figura di Vincenzo Lancia, ha allestito a Fobello una “Mostra permanente” intitolata al fondatore della prestigiosa casa automobilistica torinese che porta il suo nome.<br />
La mostra si trova al secondo piano del palazzo G. Lancia che lo stesso Vincenzo fece costruire come edificio scolastico. <span id="more-145"></span>L’esposizione comprende documenti, fotografie, giornali ed oggetti che ripercorrono la vita dell’illustre fobiese e della Lancia.<br />
Il percorso museale è suddiviso in quattro sale che portano i nomi di altrettante famose Lancia: Augusta, Artena, Astura ed Aprilia.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-147" title="P9200046" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/P9200046.JPG" alt="P9200046" width="110" height="82" />Sala Astura.<br />
In questa sala si racconta la storia di Vincenzo Lancia partendo dal padre Giuseppe distintosi per la sua attività nel settore della macellazione e conservazione delle carni, per arrivare agli interessi del figlio legati al mondo sportivo con l’avvio dei lavori all’autodromo di Monza o al contributo per l’allestimento del primo giro d’Italia di ciclismo.<br />
Sala Artena.<br />
Qui si ripercorre la carriera di pilota di Vincenzo Lancia con alcune delle competizioni che lo hanno visto come protagonista assoluto sia perché vittorioso sia per aver condotto la prova in modo esemplare. Si ricorda tra l’altro la partecipazione alla Gordon Bennett, il titolo di vincitore morale ed alla sua prima Vanderbilt, osannato dalla stampa anche se non riuscirà a concludere la gara.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-148" title="P9200049" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/P9200049.JPG" alt="P9200049" width="119" height="89" />Di seguito si parla della sua esperienza di imprenditore e degli stabilimenti Lancia con foto dei reparti produttivi e documenti relativi all’attività.<br />
Sala Augusta.<br />
Il percorso finisce con il mondo motoristico e dunque sono presentati i “capolavori” di Vincenzo Lancia e cioè la Lambda e l’Aprilia, a seguire l’Aurelia, successo Lancia del dopo Vincenzo e l’Appia, ultima Lancia quando ancora gli stabilimenti appartenevano alla famiglia. Si parla anche dei mezzi pesanti con notizie su autocarri e autobus. Esistono inoltre informazioni sulla D24 ed il trionfo Carrera Panamericana o Messicana.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-149" title="P9200057" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/P9200057.JPG" alt="P9200057" width="122" height="91" />Sala Aprilia.<br />
Questa sala è dedicata alla lettura con la presenza di riviste del mondo motoristico Lancia e non solo.</p>
<p style="text-align: justify;">
VISITARE LA MOSTRA<br />
Le visite alla Mostra Lancia sono su prenotazione, telefonando al 347 756 85 19 Stefano Rigamonti dalle ore 9 alle 20.<br />
Le giornate di visita sono :<br />
privati: sabato e domenica;<br />
scuole: dal lunedì alla domenica;<br />
club d’auto d’epoca: sabato e domenica.<br />
Ulteriori informazioni si possono trovare sul sito: www.valsesialanciastory.com nella sezione relativa a Monza.scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">VINCENZO LANCIA<br />
Il 24 agosto 1881 nasce a Fobello Vincenzo, terzogenito di Giuseppe Lancia e Marianna Orgazzi.<br />
Vincenzo Lancia è un giovane estroverso, esuberante, affascinato dal mondo delle officine meccaniche al punto che viene assunto nel 1898 dai fratelli Ceirano che affittano gli stabili di famiglia, così papà Giuseppe si deve arrendere all’idea di non vedere Vincenzo non solo avvocato, ma neanche ragioniere. L’anno successivo i fratelli Ceirano, dietro anche le insistenze di Lancia, produrranno la prima autovettura denominata Welleyes.<br />
A Torino nel 1899, nasce quella che diverrà la FIAT del senatore Giovanni Agnelli. Questa nuova ditta assorbirà la Ceirano &amp; C. che aveva necessità di trovare dei pater per espandersi in seguito all’aumento della domanda della loro vettura. La FIAT assorbe anche il personale, compreso Vincenzo Lancia. Quest’ultimo, insieme a Felice Nazzaro, diventerà collaudatore.<br />
Il 1° luglio 1900 Vincenzo Lancia vince la sua gara a Padova con una Fiat 6 HP. La sua partecipazione negli Stati Uniti d’America alla coppa Vanderbilt, il 16 ottobre 1905, resta memorabile e, nonostante un incidente causato da un altro concorrente lo releghi al 4° posto, il New York Times lo eleva ad eroe e per i bambini americani vengono addirittura costruiti giocattoli rappresentanti la sua vettura.<br />
La carriera agonistica di Vincenzo Lancia si conclude a Modena l’8 maggio 1908 dopo la vittoria del record del Miglio.<br />
Il 27 novembre 1906 Vincenzo Lancia e Claudio Fogolin davanti al notaio Ernesto Torretta fondano la Lancia &amp; C con capitale sociale di 100 mila lire equamente suddiviso. Nonostante questo il senatore Giovanni Agnelli continuerà a mantenere alle sue dipendenze il Lancia come pilota.<br />
Nel febbraio 1907 un incendio distrugge quasi tutto alla Lancia &amp; C. soprattutto vanno persi i disegni del primo modello di automobile.<br />
Solo nel 1908 viene presentata la prima vettura Lancia, il modello 51 – 18124 HP denominato Alfa. Quasi tutti gli esemplari prodotti finiranno nei più ricchi mercati di Stati Uniti e Australia.<br />
Non mancano le vittorie: nello stesso anno e nel 1910 sui circuiti di Savannah, mentre nel 1909 giunge 3° alla Targa Florio. Il 13 maggio 1909 Luigi Ganna vince il 1° Giro d’Italia di ciclismo, corsa voluta anche da Vincenzo Lancia.<br />
Sposa la sua segretaria Adele Miglietti il 14 ottobre 1922. Dalla loro unione nasceranno tre figli: Anna Maria, Gianni ed Eleonora. Sempre nel 1922 dà il suo appoggio alla costruzione dell’autodromo di Monza. Nello stesso anno inizia la produzione della Lambda dalle innovazioni per eccellenza che arrivano ancora ai nostri giorni: scocca portante, sospensioni anteriori indipendenti, sistema di frenatasi tutte le ruote, motore con disposizione a V stretto.<br />
Nel 1928 i membri del Teatro Regio di Torino “all’unanimità e per acclamazione…” accolgono nel loro sodalizio Vincenzo Lancia appassionato di musica classica, con una predilezione particolare per Wagner.<br />
La mattina del 15 febbraio 1937 Vincenzo Lancia muore a Torino per attacco cardiaco. Il feretro, dopo aver ricevuto le esequie nella capitale piemontese, viene trasferito a Fobello per riposare nel cimitero del piccolo comune valsesiano, all’interno della tomba di famiglia.<br />
Pochi mesi dopo la morte di Vincenzo Lancia viene immessa sul mercato l’Aprilia che è considerata da molti il testamento professionale del fondatore della casa torinese. L’esame che Vincenzo Lancia riuscì ad effettuare sulla vettura fu positivo, la sua esclamazione “…che macchina magnifica !” racchiude già tutto.</p>
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		<title>Moto Guzzi</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 14:48:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Giannusso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Motociclette]]></category>
		<category><![CDATA[Moto Guzzi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il collezionista del mese: Paolo Rolle
Airone
Nel 1939, appena prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, Moto Guzzi presenta l&#8217;Airone 250, una moto di notevole successo tanto da raggiungere i 29.926 esemplari costruiti, anche se dopo il conflitto la moto viene rinnovata nel telaio mantenendo lo stesso motore, nella storia del motociclismo merita una collocazione a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Il collezionista del mese: Paolo Rolle</h4>
<h4 style="text-align: justify;">Airone</h4>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-140" title="DSC_0392" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/DSC_0392.JPG" alt="DSC_0392" width="122" height="81" />Nel 1939, appena prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, Moto Guzzi presenta l&#8217;Airone 250, una moto di notevole successo tanto da raggiungere i 29.926 esemplari costruiti, anche se dopo il conflitto la moto viene rinnovata nel telaio mantenendo lo stesso motore, nella storia del motociclismo merita una collocazione a parte. Nata dalla necessità di inserire nel listino della Casa di Mandello una motoleggera, per usufruire all’epoca di importanti agevolazioni fiscali, <span id="more-139"></span>successivamente aggiornata con le esperienze delle competizioni, divenne nel secondo dopoguerra il mezzo sulle cui solide spalle ricadde una parte non indifferente del lento e difficile processo di ricostruzione. È una delle moto più longeve di tutti i tempi, essendo rimasta in produzione dal 1936 fino al 1957, e con più di una valida ragione. Nell’immaginario collettivo è “la Moto”. Quella che meglio di tutte incarna la scuola italiana, con la sua linea leggera ed elegante e con la sua meccanica raffinata eppure tetragona a qualsiasi sforzo. Girare in sella all’Airone significa venire investiti da ricordi, aneddoti, racconti di ogni genere. Non vi è persona che non abbia qualcosa da dire, al suo apparire all’orizzonte. Da chi si ricorda del medico condotto, che nel cuore della notte passava a tutta velocità per le strade dei paesi di campagna, oppure del tappezziere, che tornava da Milano col sidecar pieno di stoffe per <img class="alignleft size-full wp-image-141" title="DSC_1264" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/DSC_1264.JPG" alt="DSC_1264" width="110" height="165" />fare le fodere dei divani, o del mezzadro del podere tal dei tali che aveva costruito un carretto di legno che ingegnosamente agganciava alla moto per portare la frutta al mercato, e chissà quante altre storie, più o meno improbabili. È una vera macchina del tempo, che permette di riportare alla luce, attraverso storie magari microscopiche, un’Italia che sfugge a qualsiasi lavoro di ricerca, che non è descritta in nessun film, per quanto neorealista, o ritratta in alcuna foto. Un’Italia che nessuno racconta. Un passato silenzioso, quotidiano, lontano da qualsiasi retorica, e proprio per questo spesso incredibile, talvolta folle, ma sempre assolutamente affascinante.<br />
Da un punto di vista tecnico l’Airone è animata da un motore monocilindrico orizzontale a valvole in testa, volano esterno, cambio a quattro marce e trasmissione a catena, secondo il classico schema Guzzi. Il telaio è a tubi e lamiera, con forcella telescopica a steli rovesciati e forcellone oscillante con molle di richiamo alloggiate sotto il motore. Alla guida, a parte la piacevolezza intrinseca di una moto “riposante”, in sella alla quale si potrebbe restare ore senza risentire del minimo affaticamento, è agilissima, stabile anche sui terreni più difficili, tanto che laddove non serve una cavalleria superiore a quella esigua di cui è dotata, riesce ad essere veloce ed efficace come poche altre moto, sia passate che presenti. Del resto l’Airone è figlia di primo letto di quelle gloriose 250 che permisero ai nostri portacolori di strappare ai britannici il prestigioso Tourist Trophy dell’Isola di Man negli anni ’30. Quelle gloriose che permisero al leggendario Omobono Tenni, uno che oggigiorno avrebbe dato parecchio filo da torcere a Valentino Rossi e compari, di guadagnarsi l’appellativo di “Black Devil” percorrendo le curve “con folle abbandono” o di “spolverare i muri delle case con le spalle del giubbotto”, secondo i reportage dell’epoca. Oggi l’Airone è principalmente un oggetto di culto. Appare sempre in occasione delle manifestazioni storiche, suscitando sempre simpatia, interesse, ammirazione. Un giusto tributo a una moto riuscitissima.<br />
Caratteristiche<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-142" title="DSC_0016" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/DSC_0016.JPG" alt="DSC_0016" width="127" height="84" />Motore monocilindrico orizzontale, cilindrata 246 cc, raffreddamento ad aria, distribuzione aste e bilancieri, potenza 10 CV a 4800 giri/min, alimentazione  carburatore Dell&#8217;Orto SBS 22, accensione a magnete, avviamento a pedale. Frizione multidisco in bagno d&#8217;olio, cambio sequenziale a 4 marce (sempre in presa) con comando a pedale sulla destra, trasmissione primaria a ingranaggi, secondaria a catena. Telaio tubolare a doppia culla, sospensione anteriore a forcella telescopica e posteriore a forcellone oscillante con molla sotto il motore e due ammortizzatori a frizione, freni a tamburo. Peso 135 kg, serbatoio carburante 14 litri, velocità massima 95 km/h.</p>
<h4 style="text-align: justify;">Falcone</h4>
<p style="text-align: justify;">Prodotta in quasi ottantamila esemplari, tra il 1950 e il 1967, fu progettata per sostituire il modello GTV, che risaliva al 1934, e presentato al Salone di Ginevra 1950, il Falcone è l’ultima delle Guzzi con il classico monocilindrico orizzontale quattro tempi di 500 cc. Il motore discende da quello nato nel 1921 con la &#8220;Normale&#8221;: monocilindrico orizzontale ad aste e bilancieri di 500 cc, con le &#8220;classiche&#8221; misure di alesaggio e corsa della Casa di Mandello del Lario, ovvero 88&#215;82 mm. Per quanto riguarda la ciclistica, il telaio è un doppia culla chiusa in tubi; per le sospensioni, all&#8217;anteriore troviamo una forcella telescopica, mentre al posteriore c’è il classico sistema introdotto nel 1928 con la &#8220;Norge&#8221;, ovvero forcellone oscillante con molla sotto il motore, assistita da due ammortizzatori a compasso. Il cambio è un quattro marce con comando a pedale. Il Falcone è proposto in un’unica versione, che si affianca all’Astore, già in catalogo dal 1949, come modello più prestazionale. Caratteristica di questa prima versione è il serbatoio, tutto cromato con l’eccezione di una fascia verniciata di rosso. Nel 1952, a causa di difficoltà nel reperimento del cromo, alcuni particolari vengono bruniti o verniciati. Con il 1953 il Falcone si &#8220;sdoppia&#8221;: alla versione già esistente, ribattezzata Sport, si affianca la Turismo, che altro non è se non l’erede dell’Astore. Le due versioni si distinguono sia per particolari esterni, i paragambe, presenti solo sul Turismo, e il serbatoio, che sullo Sport ritorna cromato, che per particolari di meccanica la testata, la valvola di scarico, la biella, il pistone, l’albero a camme e il carburatore.<br />
Con la metà degli anni Cinquanta la popolarità del Falcone, come anche quella della Gilera Saturno, sua acerrima rivale si riduce: le sue prestazioni sono alla portata di moto più moderne e con cilindrata inferiore. In compenso l’apprezzamento da parte della Polizia Stradale, della quale il Falcone sarà la moto ufficiale sino agli anni Settanta  e della Guardia di Finanza non conosce soste, tanto che le modifiche apportate alla monocilindrica mandellese sono quasi esclusivamente dovute ai suoi impieghi militari. Degna di nota, tra le versioni per impieghi pubblici, quella allestita per il corpo dei Corazzieri, con finiture migliorate e avviamento elettrico. La produzione del Falcone cessa nel 1967, con l’entrata in commercio della V7; due anni dopo arriverà la sua &#8220;erede&#8221;, il Nuovo Falcone, che aveva però molte differenze con la sua antenata  tra le principali, il volano coperto da un carter.<br />
Caratteristiche<br />
Motore monocilindrico orizzontale, cilindrata 498,4 cc, raffreddamento ad aria, distribuzione aste e bilancieri, potenza 23 CV a 4500 giri/min, alimentazione  carburatore Dell&#8217;Orto SS 29 A, accensione a magnete, avviamento a pedale. Frizione multidisco in bagno d&#8217;olio, cambio sequenziale a 4 marce (sempre in presa) con comando a pedale sulla destra, trasmissione primaria a ingranaggi, secondaria a catena. Telaio doppia culla chiusa, sospensione anteriore a forcella telescopica e posteriore a forcellone oscillante con molla sotto il motore e due ammortizzatori a frizione, freni a tamburo.<br />
Peso 170 kg, serbatoio carburante 17,5 litri, velocità massima 115 km/h .</p>
<h4 style="text-align: justify;">Il personaggio</h4>
<p style="text-align: justify;">Possedere uno di questi modelli è una vera chicca, da veri appassionat, ad esempio Paolo Rolle ha acquistato in epoche diverse due versioni particolari. L’Airone era la moto in uso ai Vigili Urbani di Ivrea , mentre il Falcone è di provenienza militare, entrambi sono conservati nella livrea originale, forse proprio per non essere del colore di tutte le altre Guzzi si notano immediatamente ad ogni raduno. Chissà se in un prossimo futuro Paolo Rolle acquisterà una delle 350 unità del modello “Norge” che la Moto Guzzi sta consegnando in questi giorni  alla polizia municipale di Berlino.</p>
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		<title>Fiat 639</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 14:40:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Bianchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camion]]></category>
		<category><![CDATA[Fiat 639]]></category>

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		<description><![CDATA[Un camion che ha formato generazioni di autisti
Malgrado la grave crisi finanziaria che seguì la fine della guerra, la Fiat aveva conservato attivi i suoi uffici tecnici, e all’indomani dell’evento bellico avviò  la produzione di una nuova gamma di automobili, autocarri, macchine da cantiere, treni, aerei e autobus. In realtà più che mai lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Un camion che ha formato generazioni di autisti</h3>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-135" title="DSC_0161" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/DSC_01611.JPG" alt="DSC_0161" width="121" height="80" />Malgrado la grave crisi finanziaria che seguì la fine della guerra, la Fiat aveva conservato attivi i suoi uffici tecnici, e all’indomani dell’evento bellico avviò  la produzione di una nuova gamma di automobili, autocarri, macchine da cantiere, treni, aerei e autobus. In realtà più che mai lo slogan &#8220;terra mare cielo&#8221; si confermava. A partire dal 1948, i nuovi modelli medi e pesanti con cabina avanzata detta unificata nascono con un autocarro medio, il 640N, dotato di un motore Fiat tipo 364 <span id="more-134"></span>- 6 cilindri di 6032 cm3 e 72 cv a 2200 giri/min con peso totale a terra fino a 10 ton e un autocarro pesante, il Fiat 680N, dotato invece di un motore più generoso, il Fiat tipo 368 &#8211; 6 cilindri di 10.170 cm3 a 1800 g/min con peso totale a terra fino a 14 ton. Nel 1949, venne presentato un nuovo autocarro medio a quattro ruote motrici il nuovo Fiat 639N , che adottava la cabina ed i principali organi meccanici del 640. Il 639 è stato prodotto in 4 serie, dal 1949 al 1974, guadagnando quella fama di affidabilità che d’altra parte, ha <img class="alignleft size-full wp-image-136" title="DSC_0092" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/DSC_0092.JPG" alt="DSC_0092" width="121" height="80" />contraddistinto il 639 come d’altra parte molti altri autocarri Fiat. La serie 600, negli anni Sessanta e Settanta si guadagnerà, da parte dei suoi utenti, la fama di essere indistruttibile, non è raro vederne ancora sulle strade italiane, ma anche in Africa, dove operano in condizioni spesso disperate. Il 639 è un autocarro conosciuto da almeno tre generazioni di autisti e non, perché il suo utilizzo da parte delle forze armate, ha fatto anche da veicolo scuola per molti giovani alle prime armi. L’esemplare del nostro servizio, è proprio un veicolo di provenienza militare, appartenuto ad un reparto della Polizia di Stato e restaurato in ogni minimo particolare da un appassionato cuneese.<br />
Le principali date della Fiat divisione Veicoli Industriali<br />
1899 – creazione della F.I.A.T.<br />
1903 – Fiat produce il primo camion : il modello 24 HP,<br />
1925 &#8211; la Fiat acquista il produttore S.P.A  (Società Piemontese Automobili) dalla Famiglia Ansaldi .<br />
1929 &#8211; creazione del consorzio Fiat V.I. (Fiat Veicoli Industriali) che comprende la Fiat (settore veicoli commerciali) che controlla S.P.A. e Ceirano. (Scat-Ceirano).<br />
1930 &#8211; la Fiat VI coordina la pianificazione dei suoi prodotti, fabbricazione di parti comuni e vendita per tutti i tipi. La gamma dei prodotti Fiat copre i veicoli di una portata di 300 kg fino ai camion pesanti di 10 tonnellate e gli autobus da 16 a 40 posti.<br />
1931 &#8211; la Fiat prende una partecipazione in Ceirano ed integra Ceirano in S.P.A.<br />
1933 &#8211; OM (Officine Meccaniche ex automobili Züst) è rilevata dalla Fiat e le fabbriche di Brescia e Suzzara sono integrate in Fiat Veicoli Industriali. La fabbricazione di automobili Om-Züst è abbandonata. OM si dedica agli autocarri civili e al materiale ferroviario.<br />
1935 &#8211; la Fiat acquista il 100% di Ceirano e ne affida la direzione a OM. Gli impianti Ceirano iniziano la fabbricazione di autocarri S.P.A.<br />
1937 &#8211; fusione delle unità OM Milano ed OM Brescia.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-137" title="DSC_0096" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/DSC_0096.JPG" alt="DSC_0096" width="118" height="178" />1947 &#8211; S.P.A. assicura la fabbricazione di tutti i veicoli pesanti della Fiat nella fabbrica di Stura.<br />
1949 &#8211; la Fiat-Simca rileva il costruttore francese UNIC.<br />
1952 &#8211; Creazione di DINA in Messico per la fabbricazione locale degli autocarri Fiat 682N e 682T<br />
1956 &#8211; UNIC assorbe la filiale francese degli autocarri Saurer, famoso marchio di autocarri svizzeri.<br />
1961 – 1° accordo di cooperazione con il carrozziere tunisino STIA per strutture d&#8217;autobus<br />
1967 &#8211; secondo accordo con la tunisina STIA per l&#8217;assemblaggio locale di autocarri Fiat V.I.<br />
1966 &#8211; la Fiat V.I. assorbe la sua filiale francese UNIC.<br />
1969 &#8211; la Fiat rileva il gruppo Lancia e la divisione Lancia Veicoli Industriali è integrata nella Fiat V.I. e diventa Lancia Veicoli Speciali. &#8211; Inizio della fabbricazione in Argentina dei modelli Fiat 619N &#8211; 619N3E, Fiat 697N e 697T con un PTC di 45 t.<br />
1973 &#8211; Alfa Romeo cede il 43% del capitale di FNM (Fàbrica Nacional de Motores), la sua filiale brasiliana di camion alla Fiat V.I.<br />
1975 &#8211; creazione di IVECO e la successiva scomparsa dei prodotti  di ogni singola marca.<br />
1976  Alfa Romeo è rilevata dalla FIAT e FNM diventa filiale al 100% di FIAT V.I.<br />
1993  Iveco acquista PEGASO, principale produttore di autocarri spagnolo .<br />
1997  Iveco assorbe il settore veicoli industriali di Ford .<br />
1999  Iveco  acquista gli stabilimenti e la rete di vendita International in Austarlia .<br />
Oggi… Iveco è una solida realtà industriale, quinto produttore al mondo come numeri di autocarri  prodotti.</p>
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		<title>Fiat 55 C</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 14:33:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Giannusso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Trattori]]></category>
		<category><![CDATA[Fiat 55 C]]></category>

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		<description><![CDATA[I trattori cingolati
I trattori cingolati esistono ormai da più di 100 anni. Il primo trattore fu infatti inventato in America nel ‘900 e venne immediatamente compreso il vantaggio che avrebbe avuto nell’agricoltura in territori dove il tradizionale trattore a ruote non avrebbe potuto trovare un’applicazione pratica. Il trattore a cingoli può venire usato senza problemi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>I trattori cingolati</h3>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-129" title="IMG_0356" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/IMG_0356.JPG" alt="IMG_0356" width="124" height="82" />I trattori cingolati esistono ormai da più di 100 anni. Il primo trattore fu infatti inventato in America nel ‘900 e venne immediatamente compreso il vantaggio che avrebbe avuto nell’agricoltura in territori dove il tradizionale trattore a ruote non avrebbe potuto trovare un’applicazione pratica. Il trattore a cingoli può venire usato senza problemi in territori impervi dove risulterebbe impossibile utilizzare altri mezzi con la stessa efficacia e sicurezza. <span id="more-128"></span>I primi modelli furono a benzina, ma successivamente vennero creati modelli diesel con una potenza maggiore e costo di esercizio minore. I vantaggi offerti da questo tipo di trattore sono innumerevoli. Può essere usato su qualsiasi tipo di terreno e in qualsiasi condizione, perché ha un’alta resistenza all’avanzamento. La trazione è maggiore di quella del trattore con ruote per l’equa distribuzione della propria massa dovuta ai cingoli, da ciò si deduce che un cingolato con la stessa potenza di un trattore a ruote può trainare un carico maggiore. Può affrontare terreni con un’inclinazione molto alta oppure fare un’inversione di marcia su stesso a 360°, manovre che un normale trattore non potrebbero fare.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-130" title="DSC_0154" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/DSC_0154.JPG" alt="DSC_0154" width="122" height="81" />I trattori cingolati Fiat.<br />
In Europa la storia dei trattori a cingoli si è sviluppata di pari passo con la storia della Fiat; la Fiat Trattori inizia la sua avventura commerciale nel 1919, quando forte delle esperienze acquisite nel corso degli eventi bellici con la  produzione di trattori per il traino dei pezzi d’artiglieria lancia il primo trattore agricolo, il modello 702. Fin da subito il marchio Fiat Trattori fu legato a Federconsorzi che ne curò le vendite e l’assistenza per molti anni. Al 702 fanno seguito il 702A, B e BN e i successivi 703B e 703BN, con queste varianti, prodotte fino al 1925, raggiungono il ragguardevole traguardo delle 2.000 unità prodotte per arrivare al 1929 quando la Fiat riuscì a consolidare un ritmo di produzione  annuale di 1.000 unità.<br />
Nel 1932 l’azienda mette in produzione il primo trattore a cingoli europeo, il Fiat 700C.  Nello stesso anno, a causa di una crescente specializzazione nei diversi settori sposta la produzione dei trattori da Torino a Modena fondando l&#8217;officina OCI (Officine Costruzioni Industriali).<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-131" title="DSC_0161" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/DSC_0161.JPG" alt="DSC_0161" width="109" height="164" />Il primo trattore che esce dal nuovo stabilimento è il 702C da 28CV anziché da 35CV, molto più leggero, rimasto in produzione fino al 1942, prodotto in 4.000 unità. Il territorio di Modena favorisce un&#8217;intuizione della Fiat che aprirà un nuovo segmento di macchine per l&#8217;agricoltura: il trattore cingolato con il modello Fiat 700C, caratterizzato dalla grande capacità di trazione grazie ai cingoli che impedisce lo sprofondamento nel terreno bagnato.<br />
Nel 1933 Fiat rileva l&#8217;OM (acronimo di Società Anonima Officine Meccaniche) e produce sia automezzi industriali che trattori. Dal 1944 Fiat studia un nuovo trattore, il Fiat 50 cingolato progettato con un carro innovativo intorno ad un affidabile e collaudato motore OM prodotto su licenza Saurer. Il Fiat 50 C, venne  prodotto a partire dal 1947, dopo essere stato nascosto durante gli ultimi anni della II° Guerra Mondiale in un cascinale nei pressi dello stabilimento modenese per non  che cadesse nelle mani dei militari tedeschi . Il modello 55 sia prodotto in versione gommata che in versione cingolata fu il naturale aggiornamento della precedente versione, di cui conservava le parti fondamentali, ed agli inizi degli anni &#8216;50 la Fiat iniziò a produrre il modello 55 C, dove “C” stava per cingoli,  poco dopo il modello 55 L, sempre cingolato, ma in questo caso “L” stava per largo, per contraddistinguere la versione con una maggiore larghezza del carro. Questo tipo di trattore venne prodotto dalla francese SIMCA con il marchio  Fiat Someca, in Romania con il marchio Utb, ed in Argentina con il marchio Fiat Concord.<br />
Il Fiat 55 C<br />
Abbiamo avuto modo di provare un Fiat 55 C, esemplare completamente restaurato messoci a diposizione dai fratelli Mario e Piero Rettighieri di Cavezzo in provincia di Modena. Messa la benzina nel piccolo serbatoio sopra il carburatore, dopo averlo riempito e fatta la stessa operazione per il carburatore, poco più di mezzo bicchiere, abbiamo tirato la corda avvolta sul volano una prima volta, senza alcun effetto, alla seconda volta, si è messo in moto, ronzava a meraviglia.  Presi dall&#8217;entusiasmo abbiamo spinto subito la leva della frizione, quella verticale, e il motore a benzina è andato giù di giri fino a spegnersi, mentre il diesel ha fatto il primo sbuffo di fumo. Rimesso un poco di benzina, abbiamo avviato nuovamente quello a benzina, fatto scaldare per un paio di minuti, e regolato con più abbondanza l’acceleratore, agendo nuovamente sulla frizione di avviamento del diesel e questa volta anche lui si è acceso senza problemi. Il diesel, gira che è una meraviglia,  il motore è stato rifatto da poco e  non fa un filo di fumo. Innestata la marcia si prova una certa soddisfazione poiché funziona tutto a meraviglia, frizioni e freni  funzionano perfettamente. Nonostante sia un trattore concepito più di cinquant’anni or sono, eseguire  manovre con il Fiat 55C  anche se su terreno non perfettamente piano è tuttavia molto agevole. I cingoli si  comportano regolarmente, grazie alle capaci frizioni di sterzo e ai freni a nastro molto efficaci.<br />
La prova<br />
Il trattore cingolato è un tipo specifico di trattore agricolo che al posto delle consuete quattro ruote ha un paio di cingoli che possono essere d’acciaio, spesso preferito al modello gommato nella lavorazione dei terreni più umidi e paludosi poiché grazie al peso e alla presenza stessa dei cingoli è maggiormente affidabile in condizioni di impiego  estreme. Questo tipo di mezzo sui soffici terreni della bassa padana viene generalmente usato nelle fasi di lavorazione del terreno, aratura, erpicatura, fresatura e semina. Molto pratico in questo tipo di lavori poiché consente di lavorare il terreno senza un eccessivo calpestio, cosa che potrebbe avvenire invece con un mezzo gommato. Noi abbiamo provato il cingolato con al traino un aratro monovomero a carrello: è stato sorprendente come il vecchio Fiat si sia rivelato un valido trattore dotato di discreta potenza e di una buona coppia motrice. Il trattore ha anche la puleggia, e così dopo averlo provato in campo, abbiamo collegato, mediante una robusta cinghia, la trebbia per dar vita alla la rievocazione di come un tempo si effettuava la  trebbiatura nelle aie dei cascinali della bassa modenese.</p>
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		<title>XV° Rievocazione Susa–Moncenisio</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 14:26:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Morea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Susa –Moncenisio]]></category>

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		<description><![CDATA[13/14 giugno 2009 &#8211; Le auto che hanno partecipato alla gara ripercorrono la storica strada che porta al Colle del Moncenisio. Centosette anni sono un traguardo importante,  il Veteran Car Club Torino, per commemorare l’evento ha organizzato, come consuetudine, la rievocazione della storica gara, che il 27 luglio 1902 vide primeggiare Vincenzo Lancia su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-121" title="1 class" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/1-class.jpg" alt="1 class" width="126" height="90" />13/14 giugno 2009 &#8211; Le auto che hanno partecipato alla gara ripercorrono la storica strada che porta al Colle del Moncenisio. Centosette anni sono un traguardo importante,  il Veteran Car Club Torino, per commemorare l’evento ha organizzato, come consuetudine, la rievocazione della storica gara, che il 27 luglio 1902 vide primeggiare Vincenzo Lancia su Fiat 24HP nel tempo di 30’ 10” 2/5 alla media di poco di più di 44 km/h. (Ndr. Lancia rivince nel 1904, impiegando 22’ a 60 km/h di media, un enorme progresso in due anni!)<span id="more-120"></span><br />
Alla rievocazione erano ammesse solo vetture prodotte dal 1902 al 1953, l’ultimo anno nel quale si svolse la gara.<br />
Nel corso delle sue 18 edizioni la gara ha visto alla partenza e quindi sul podio molti piloti famosi delle varie epoche. Scorrendo le classifiche delle varie classi, è interessante scoprire nomi poi diventati famosissimi, che alla Susa–Moncenisio, hanno iniziato a correre e che nel corso della loro carriera, sono poi anche riusciti a vincerla. Le auto storiche hanno affrontato il difficile percorso partendo da Susa per giungere fino alla storica Palazzina della Dogana francese, ai piedi della diga del Moncenisio, in un susseguirsi di curve e tornanti per oltre 22,5 km con una pendenza media del 12%, superando un dislivello di 1.605 m. È proprio questa, la classica distanza sulla quale si sono cimentati piloti di numerose generazioni, dai nomi altisonanti: Lancia, Nazzaro, Cagno, Alfieri Maserati, Campari, Varzi, Taruffi, Bracco per finire nel ’53 con lo svizzero Willy Deatwyler che su Alfa Romeo 4500 vinse l’ultima edizione classica facendo segnare il record, in 13’51”8 alla media di 95,647 km/h. Va ricordato, che queste gare hanno costituito anche un’importante palestra per automobilisti di tutti i giorni, che raggiungevano Susa al volante dell’auto da “gara”, correvano e, con la stessa auto, il lunedì, andavano al lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-122" title="3 class" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/3-class.jpg" alt="3 class" width="122" height="95" />Il Programma e un po’ di storia.<br />
Per questa edizione della rievocazione, il programma prevedeva l’arrivo dei partecipanti ad Avigliana, alle porte di Torino, nella mattinata di sabato 13 giugno, per una giornata densa di eventi, che vedrà auto e piloti coinvolti nei festeggiamenti che ogni anno, il Comune di Avigliana organizza, per ricordare il passaggio, avvenuto nel 1389, della Duchessa Valentina Visconti, diretta in Francia, per andare in sposa a Luigi di Turenna, fratello del re di Francia Carlo V°. Ad Avigliana, Valentina fu ricevuta dal Conte Rosso, Amedeo VII di Savoia, che la accolse e la scortò con grande sfarzo, lungo la Via Francigena, sino a Melun. Dopo la registrazione delle vetture presso l’Hotel Ninfa, trasferimento per il pranzo sul lago di Avigliana, quindi gli iscritti hanno potuto  visitare la famosa Sacra di San Michele.<br />
Il giorno seguente, domenica 14 giugno, si è svolta la rievocazione vera e propria, i piloti si sono trasferiti a Susa attraverso un suggestivo percorso, da dove sono partiti  per la scalata al Colle. Raggiunto quello che era il traguardo d’allora, sopra la “scala” della Gran Croce, i partecipanti sono scesi  in Francia per pranzare a Lanslebourg. Tre le tappe previste, lungo le quali erano disposti alcuni controlli segreti a media imposta. Finale a sorpresa, al termine tre vetture anteguerra due Aprilia e una Balilla, sui diversi scalini del podio.<br />
Le 30 vetture ammesse alla gara di regolarità, organizzata dal Veteran Car Club Torino, erano appunto quelle costruite entro tale data, che hanno dato spettacolo lungo i 22,5 km di salita da Susa al Colle. La giornata per gli equipaggi è iniziata da Avigliana, con un primo tratto cronometrato sino a Susa, poi dalla capitale Valsusina al Colle, per poi scendere in Francia a Lanslebourg, dove era stabilito l’ultimo controllo.<br />
La classifica ha visto l’affermazione di tre vetture, non facili da gestire sui tratti di montagna, si è affermata infatti, la coppia tutta femminile Maria Teresa Orecchia – Alice De Sanctis, su una bellissima Lancia Aprila Pininfarina, seguite dalla Lancia Aprilia carrozzata Balbo di Franco Bergese e dalla gloriosa, ma certo non troppo potente, Balilla 3 Marce, di Andrea Insalata.  Seguono ancora due vetture anteguerra la Lancia Lambda di Franco Mascarino e l’Aprilia  di Franco Porrini; dunque quattro Lancia e una Fiat tra le protagoniste; se si pensa che le prime  due edizioni della corsa nel 1902 e nel 1904, furono vinte da Vincenzo Lancia su Fiat, si può senz’altro parlare di “corsi e ricorsi storici”. Tutte le auto hanno felicemente sconfinato in Francia, a testimonianza della loro efficienza tecnica, anche in una giornata nella quale il caldo si è fatto sentire.<br />
Il prossimo appuntamento con la Susa Moncenisio e il Veteran Car Club Torino è per l’estate 2011, con la XVI° edizione della rievocazione di questa gara, che è stata la prima vera competizione svoltasi in Italia. Il connubio tra Susa-Moncenisio e Veteran Car Club Torino si presta ad alcune considerazioni di ordine storico, la gara Valsusina viene  considerata la più antica corsa italiana, mentre il  Veteran Car Club Italia poi diventato Torino, è uno dei più antichi club di collezionisti di auto e moto storiche.  Fondato nel 1961, primo Presidente Umberto Agnelli, ha contribuito tra l’altro, alla nascita dell’ASI &#8211; Automotoclub Storico Italiano, la Federazione che oggi raggruppa 245 Club, conta 25 Club aderenti, 131.000 tesserati, con un parco veicoli che ammonta a circa 280.000 unità, delle quali 46.000 omologate.<br />
Per questo motivo non poteva essere che Club torinese a ricordare e festeggiare l’anniversario numero 107 della scalata al Colle del Moncenisio.<br />
La Classifica dei primi 10 equipaggi:<br />
1° Orecchia Maria Teresa Lancia Aprilia Pininfarina 1939 pen. 6<br />
2° Bergese Franco Lancia Aprilia Balbo 1939 pen. 9<br />
3° Insalata Andrea Fiat 508 Balilla 3m. 1935 pen. 10<br />
4° Mascarino Franco Lancia Lambda 1929 pen. 12<br />
5° Porrini Franco Lancia Aprilia 1937 pen. 12<br />
6° Rubinetti Stefano Triumph 2000 1947 pen. 12<br />
7° Curzola Loris Fiat 508 Balilla 4m. 1934 pen. 14<br />
8° Rege Domenico Fiat Simca 6CV 1937 pen. 16<br />
9° Giorsino Vittorio Fiat 1100 E 1951 pen. 17<br />
10° Fusco Lionello Studebaker President 1929 pen. 17</p>
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		<title>Wolkswagen Maggiolino</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 14:18:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renzo Padovan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[Wolkswagen Maggiolino]]></category>

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		<description><![CDATA[Originariamente chiamato VW Type 1, il nome &#8220;Maggiolino&#8221; le fu  attribuito solo dal 1958, quando, per la prima volta, una brochure pubblicitaria la definì &#8220;Der Käfer&#8221;, il maggiolino, Beetle in inglese nomignolo assegnatogli dagli automobilisti americani, Fusca in Brasile, mercato dove ne sono stati venduti il maggior numero di esemplari, e Sedan in Messico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-114" title="DSC_0015" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/DSC_0015.JPG" alt="DSC_0015" width="121" height="81" />Originariamente chiamato VW Type 1, il nome &#8220;Maggiolino&#8221; le fu  attribuito solo dal 1958, quando, per la prima volta, una brochure pubblicitaria la definì &#8220;Der Käfer&#8221;, il maggiolino, Beetle in inglese nomignolo assegnatogli dagli automobilisti americani, Fusca in Brasile, mercato dove ne sono stati venduti il maggior numero di esemplari, e Sedan in Messico, nel paese sudamericano la popolare vettura è stata prodotta fino al luglio del 2003. <span id="more-113"></span> Simbolo dell&#8217;industria automobilistica tedesca, e allo stesso tempo sicuramente l&#8217;auto tedesca più conosciuta ed amata al mondo, la cui fama è stata ulteriormente ampliata sul finire degli anni Sessanta dalla produzione cinematografica della Walt Disney ha stabilito alcuni record.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-115" title="DSC_0024" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/DSC_0024.JPG" alt="DSC_0024" width="121" height="80" />Detiene attualmente il record di auto più longeva del mondo, prodotta per 65 anni dal 1938 al 2003, record recentemente battuto dalla più contemporanea “Golf”,  auto di progettazione europea più venduta al mondo, con oltre 21 milioni di esemplari.<br />
La sua storia ha inizio per scelta di Adolf Hitler, che in un discorso del 1934 annunciò la sua scelta di mettere in produzione un&#8217;auto per tutti, dietro al motto: &#8220;l&#8217;auto non deve essere un privilegio&#8221;. Così, nel 1936, affidò al designer Ferdinand Porsche il compito di sviluppare una automobile per il popolo. Essa doveva avere le seguenti doti: capacità di trasportare 5 persone oppure tre soldati e un fucile mitragliatore, viaggiare oltre i 100km/h consumando in media 7 litri per 100 km e non avere un prezzo superiore ai 1000 marchi.<br />
(Ndr. per fare un esempio, un operaio guadagnava all’epoca in media 130 marchi al mese).<br />
Ferdinand Porsche, aveva in mente un progetto simile già dal 1929, quando propose la sua idea alla Daimler (la futura Mercedes) prima, e successivamente alla fabbrica di motociclette Zundapp, ma entrambe le aziende rifiutarono il suo progetto. Nel 1936 i primi  tre prototipi (due berline e una cabriolet) furono pronti, e Hitler chiese di cercare la zona ideale per costruire gli stabilimenti dell’azienda che si chiamerà poi Volkswagen. Venne scelta una zona nei pressi del castello di Wolfsburg.  L&#8217;automobile, venne inizialmente chiamata (il nome venne deciso da Hitler in persona) KDF-Wagen, Kraft Durch Freude Wagen, ovvero &#8220;auto: forza attraverso la gioia&#8221;.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-116" title="DSC_0028" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/DSC_0028.JPG" alt="DSC_0028" width="121" height="80" />La KDF-Wagen  denominata tecnicamente Type 1 si dimostrò tecnologica e moderna per i tempi, vantando una meccanica semplice e robusta.  La linea della carrozzeria, era tondeggiante e aerodinamica, con un CX di 0.41, quasi a dare l&#8217;impressione di una automobile in movimento anche quando era ferma, mentre il motore era un boxer quattro cilindri da 985cc e 23.5 cavalli di potenza, con albero a camme centrale e distribuzione ad aste e bilancieri, come era solito per l&#8217;epoca mentre innovative erano le valvole in testa. Il raffreddamento era ad aria, con un piccolo radiatore per l&#8217;olio attraverso il quale il circuito di lubrificazione contribuiva a mantenere stabile la temperatura del motore. Questo modello è noto come Brezelfenster, &#8220;due vetrini&#8221; in Italia, per il lunotto posteriore in due porzioni. Questa innovativa automobile venne presentata al Salone di Berlino nel 1939, riscuotendo un grande successo, ma nello stesso anno, l&#8217;inizio della seconda guerra mondiale fece sì che la produzione civile della Volkswagen venisse convertita per scopi bellici. Al neonato Type 1 toccava un duro periodo di collaudo!<br />
Il ruolo del maggiolino nella guerra<br />
Il Maggiolino ha fatto la sua parte nell&#8217;esercito tedesco impegnato nella Guerra, fornendo servizio su tutti i fronti, dalla ghiacciata Russia all&#8217;infuocato deserto come mezzo bellico leggero.<br />
Celebre fu la Kubelwagen Type 82 in uso ai reparti della Werhmacth, prodotta in 55.000 esemplari dal 1940 al 1945 e utilizzata anche su tutti i fronti.  Realizzata con lamierati piani, stampati con nervature di rinforzo, utilizzò prima il motore 985cc della KDF-Wagen, in seguito il motore 1131cc della Kommandeurwagen Type 82E.  Tra i progetti più originali al fine di contrastare la penuria di benzina in Germania, c&#8217;è quello di una Kübelwagen alimentata a gas generato dai carboni di legna, dotata di un bruciatore posizionato sotto il cofano anteriore.<br />
Venne prodotta la versione anfibia Schwimmwagen  (Type 166), capace di &#8220;nuotare&#8221; a una velocità di 10km/h e sempre sviluppata sulla base della Kübelwagen, era dotata di trazione integrale e di una elica ribaltabile collegabile con un prolungamento all&#8217;albero motore. Le  ruote anteriori fungevano da timone, ed il passo accorciato rispetto al modello da cui derivava permetteva alla Schwimmwagen una buona manovrabilità in acqua, questo modello venne prodotto dal 1942 al 1944 in 14.000 esemplari.<br />
La Kommandeurwagen (Type 82E) era il Maggiolino in versione bellica, sviluppato sulla base della Kübelwagen, dotata di tetto in tela ripiegabile, 4 ruote motrici, cambio con rapporti ridotti, differenziale autobloccante, e venne impiegata prevalentemente nella campagna russa.<br />
Gli anni del dopoguerra<br />
Terminata finalmente la guerra, la Germania tutta e, nello specifico, l&#8217;industria automobilistica tedesca erano in ginocchio. La fabbrica Volkswagen di Wolfsburg è per due terzi distrutta. L’area per competenza territoriale era sotto il controllo dell’esercito britannico i cui vertici inizialmente pensavano di demolire lo stabilimento, ma all’ultimo momento gli inglesi cambiarono idea e affidarono l&#8217;azienda all’ingegnere Heinz Nordoff: con pochi operai e materiali di fortuna, la produzione di Type 1 riprese, una centinaia di esemplari all&#8217;anno. Poco a poco, la produzione prenderà ritmo fino a produrre e vendere, nel 1949, quasi cinquantamila esemplari, un progresso che si arrestò solo negli anni ’70. All&#8217;inizio degli anni ’50 la Volkswagen comincia a vendere il Maggiolino fuori dalla Germania, aprendo filiali in Brasile, Stati Uniti, dove il modello fece grande fortuna: per avere un Maggiolino, si doveva attendere quasi sei mesi vista l&#8217;altissima domanda, in Messico ed in Sud Africa .  Nel 1953, l&#8217;auto vede il suo primo restyling, un lunotto posteriore unito anziché separato, questa versione, molto apprezzata soprattutto nell’allestimento Export, prende il soprannome di &#8220;Ovali&#8221;.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-117" title="DSC_0120" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/DSC_0120.JPG" alt="DSC_0120" width="125" height="83" />Nel 1955 viene realizzato il Type 1 numero 1.000.000, oggi conservato nel Museo Volkswagen di Wolfsburg.  Cinque  anni dopo l&#8217;entrata in produzione della &#8220;Ovali&#8221;, un ulteriore lifting, per rinnovare l&#8217;ormai inossidabile Type 1, i tecnici Volkswagen si rivolgono a Pininfarina.  Il designer studiò l&#8217;automobile, ma ai tecnici poté solo consigliare di ingrandire il lunotto posteriore. Così nacquero le versioni con lunotto quadrato, più ampio e luminoso, seppur considerato meno bello del lunotto ovale o del &#8220;due vetrini&#8221;, e sempre nello stesso anno, vennero adottati pneumatici tubless, senza camera d&#8217;aria. A partire dallo stesso anno non si parlerà più di “Type 1” ma di “Maggiolino” e  per nove anni, il Maggiolino continuò ad essere prodotto così, modificandosi radicalmente solo nel 1967.    I fanali diventarono tondi e quasi verticali, i paraurti più grossi (queste due migliorie peggiorarono purtroppo il CX della vettura fino a 0.48), l&#8217;impianto elettrico portato da 6 a 12 Volt.<br />
Nel 1970 viene poi affiancato al Maggiolino il cosiddetto &#8220;Maggiolone&#8221;, nome non ufficiale con cui si indicano i modelli 1302 (&#8217;70-&#8217;72) e 1303 (&#8217;72-&#8217;74), caratterizzati da rifiniture e soluzioni tecniche più raffinate, le sigle 1302 e 1303 non avevano niente a che fare con la cilindrata, che rimaneva variabile da 1200 a 1600 come per il Maggiolino.<br />
La differenza principale fra Maggiolino e Maggiolone stava nell&#8217;avantreno, a barre di torsione nel Maggiolino e con un moderno schema Mc Pherson con molle e ammortizzatori nel Maggiolone. Questa differenza ha ripercussioni anche sull&#8217;estetica dell&#8217;avantreno, più snello nel Maggiolino e con un cofano assai più bombato negli 1302 e 1303, caratteristica che fece guadagnare a questi modelli l&#8217;appellativo di &#8220;Maggiolone&#8221;. Il 1302 ha sempre il vetro piatto e il cruscotto in lamiera verniciata, mentre il 1303 ha un vetro curvo molto più ampio e un cruscotto più moderno in plastica. Il Maggiolone, sia vetro piatto che curvo, e soprattutto in versione cabriolet, è il Maggiolino più facile da reperire nel mercato dell&#8217;usato, e quindi spesso anche il più soggetto a tuning estetici che tendono a svilire la vera natura dell&#8217;auto.  Nonostante la crisi del mercato dell’auto, e l’esasperata ricerca di novità da parte dei costruttori, la semplicità costruttiva e le buone doti di robustezza hanno fatto sì che il Maggiolino ed i veicoli da lui derivati vivessero una seconda giovinezza in America Latina e in quei mercati poveri, ma emergenti assumendo il ruolo di auto di famiglia che aveva occupato in Europa per decenni.<br />
Il 30 Luglio del 2003 esce dalla catena di montaggio dello stabilimento messicano l&#8217;ultimo Maggiolino, ma la favola non si conclude: erede &#8220;illegittima&#8221; del Maggiolino è stata la Volkswagen New Beetle, costruita a partire dal 1998 sulla base della Golf IV serie (quindi con motore e trazione anteriori), rispetto all’antenata, nasce  come auto modaiola e snob, specie in versione cabriolet, e fino ad ora non ha emulato il suo incredibile record di vendite.<br />
Il protagonista della nostra storia<br />
Il Maggiolino soprattutto per le proprie qualità tecniche negli anni Sessanta divenne oggetto dei desideri per tanti automobilisti in tutto il mondo   proprio per queste ragioni Euterpe Bertoli tecnico dell’azienda telefonica di stato neopatentato, appena trasferitosi ad Ivrea decide di acquistare una Volkswagen. Bertoli non ha esperienza in materia di automobili, quindi si lasciò consigliare da un parente Paolo Mabrito, che un paio di anni prima aveva acquistato un Maggiolino e dovendolo usare per raggiungere il posto di lavoro in un paese nelle montagne del Canavese, aveva avuto modo di testarne le ottime caratteristiche meccaniche, le prestazioni di tutto rispetto insieme a eccellenti doti di affidabilità. Euterpe, ordina l’automobile presso la concessionaria  Simoni di Torino, alla fine del 1962, ed il 12 aprile 1963 il Maggiolino viene immatricolato, previo il pagamento di 920 mila lire. Bertoli userà il Maggiolino per molti anni, tutti i giorni per andare al lavoro, nei fine settimana per compiere brevi gite fuori porta, mentre di tanto in tanto si avventurava con la famiglia in viaggi molto lunghi sia in Italia che all’estero. Negli anni Settanta il Maggiolino ormai obsoleto, venne sostituito con una automobile più moderna e venne acquistato da Paolo Mabrito, per sostituire la propria Volkswagen ormai giunta al capolinea.<br />
Il protagonista del nostro servizio venne utilizzato da Mabrito ancora per diversi anni sulle strade della Valchiusella fino ad essere parcheggiato in un garage poiché al suo conducente non venne più rinnovata la patente di guida per raggiunti limiti di età.<br />
Il Maggiolino conservato in condizioni di origine, appartiene oggi a Mauro Mabrito, che lo custodisce gelosamente e ritiene sia parte della sua famiglia. La Volkswagen ha percorso complessivamente quasi quattrocentomila chilometri, è stato revisionato recentemente nella meccanica da Mauro, mentre la carrozzeria è ancora in condizioni originali la vernice pur essendo stata lucidata diverse volte è ancora molto brillante, tanto da attirare al suo passaggio l’attenzione degli automobilisti. Abbiamo provato l’automobile messaci a disposizione dal signor Mabrito lungo le strade che collegano Ivrea alle valli del Canavese ed il risultato è stato davvero piacevole, nonostante si sia alla guida di una automobile progettata più di  settanta anni fa. Prestazioni non esaltanti, ma di assoluto rispetto, il motore non potentissimo, ma con coppia generosa, rende facile la guida nonostante il cambio non abbia dei rapporti troppo frazionati. La marcia è resa confortevole dalle sospensioni abbastanza morbide, lo sterzo preciso e leggero consente manovre sicure in ogni situazione. I freni, nonostante i grandi  tamburi sono una nota dolente, dimensionati per il traffico di un’altra epoca, risultano spesso inefficaci  e se utilizzati al limite si surriscaldano generando l’allungamento della frenata.<br />
Nell’abitacolo del Maggiolino trovano posto quattro persone  alloggiando comodamente sui morbidi sedili, anche se la rumorosità del propulsore proprio perché raffreddato ad aria  si rivela spesso fastidiosa specie se si viaggia ad andatura sostenuta.  Il raffreddamento ad aria del motore crea qualche problema al sistema di climatizzazione dell’abitacolo, inefficiente nelle stagioni fredde, e con problemi di surriscaldamento nei periodi caldi. Nonostante qualche piccola controindicazione il Maggiolino è comunque piacevole da condurre e mentre salire a bordo di questa automobile ci si sente come un attore prende  parte alla rappresentazione teatrale sulla storia dell’automobile.</p>
<p style="text-align: justify;">CURIOSITÀ<br />
Ben pochi direbbero che il Maggiolino, fuori dal set del film &#8220;Un Maggiolino tutto matto&#8221;, abbia mai potuto vincere delle competizioni sportive. Eppure, ebbe i suoi momenti di gloria:<br />
1° al Rally di Montecarlo, 1954<br />
1° al East African Safari, 1953, 1954, 1957, 1962<br />
1° al Rally di Svezia, 1956<br />
1° al Rally di Australia, 1958 (ben 8 Maggiolini nei primi 8 posti)<br />
43° alla Mille Miglia del 1954</p>
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		<title>Ford Focus WRC 2009</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 14:10:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Giannusso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-109" title="Steve-Perez-Ford-Focus-WRC-07" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/Steve-Perez-Ford-Focus-WRC-07.jpg" alt="Steve-Perez-Ford-Focus-WRC-07" width="119" height="89" />Beffata dalla sorte e non dalla proverbiale affidabilità, la Ford non ha raggiunto il successo nel campionato WRC, World Rally Challange, non per mancanza di meriti, ma a causa di una serie di  banali  inconvenienti durante lo svolgimento delle ultime due gare. Il titolo di campione del mondo è sfuggito di mano ai piloti della scuderia inglese Ford BP Ultimate, non può essere soddisfatto Malcon Wilson patron della scuderia, dopo avere dimostrato la loro supremazia le Ford Focus WRC affidate agli equipaggi Latvala-Anttila e Hirvonen-Lehtinen, <span id="more-108"></span>vittime di una foratura i primi e di una uscita di strada i secondi, durante lo svolgimento del Rally di Gran Bretagna, che ha visto sul gradino più alto del podio i francesi Loeb-Elena, a bordo della Citroen C4. Il campionato si è concluso con gli equipaggi Ford, classificati secondo e terzo, e in classifica generale figuravano ancora cinque Ford Focus WRC nei primi dieci posti.<br />
La stagione era iniziata bene per Latvala, vincendo il Rally d&#8217;Italia-Sardegna, gara che ha dominato con la Ford Focus WRC in versione 2009 relegando  il compagno di squadra nel Team BP Ford Abu Dhabi WRT Mikko Hirvonen in seconda posizione e portando a casa sei vittorie parziali in altrettante prove speciali. Alle spalle del vincitore, ha terminato il connazionale e compagno di <img class="alignleft size-full wp-image-110" title="focuswrc08_w308" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/focuswrc08_w308.jpg" alt="focuswrc08_w308" width="123" height="78" />squadra Mikko Hirvonen, autore di condotta di gara da schiacciasassi due migliori tempi in altrettante &#8220;speciali&#8221;. Una ventata di ottimismo aveva fatto credere al team di avere imboccato la strada giusta per conquistare il titolo mondiale, ma la sfortuna ha giocato un brutto tiro ai piloti delle Ford. In testa alla classifica generale fino a due gare dal termine del campionato WRC 2009, pur guidando una vettura al top dell’evoluzione tecnica, hanno dovuto fare i conti con un avverso destino. Hirvonen fino al Rally d’Australia ha svettato nella classifica piloti, ma ha dovuto cedere il passo al pilota alsaziano della Citroen in Catalogna e irrimediabilmente in Gran Bretagna.<br />
Così il campionato si è concluso diversamente dalle aspettative del team BP Ultimate, sesto titolo WRC consecutivo per Sebastian Loeb e la sua  Citroen, l&#8217;accoppiata vincente prosegue un cammino trionfale iniziato nel 2004 e mai interrotto.<br />
L&#8217;auto campione del mondo Rally 2009 è una Citroen C4 WRC. Sebastian Loeb vincendo il Rally del Galles in Gran Bretagna si assicura il sesto titolo mondiale consecutivo nel campionato mondiale rally WRC. Sesta vittoria consecutiva anche per la casa francese Citroen che vede trionfare per la terza volta la validissima C4 WRC, solo per la cronaca, i primi tre mondiali vennero vinti dal pilota francese alla guida della Citroen Xsara WRC.</p>
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		<title>Canterbury – Roma   2009</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 14:04:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Giannusso</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Canterbury – Roma   2009]]></category>

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		<description><![CDATA[Una mente geniale, due intrepidi appassionati di automobili d’epoca, sette automobili d’epoca, diciassette persone, millesettecentottantasette chilometri, potrebbero essere gli ingredienti per scrivere la trama di un film, invece si sono rivelati essere i numeri della prima edizione della Canterbury – Roma. Manifestazione nata per idea di Gaetano Rastelli, ha coinvolto Pino Vallerola, Galleria della Locomozione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-103" title="IMG_3017" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/IMG_3017.JPG" alt="IMG_3017" width="120" height="90" />Una mente geniale, due intrepidi appassionati di automobili d’epoca, sette automobili d’epoca, diciassette persone, millesettecentottantasette chilometri, potrebbero essere gli ingredienti per scrivere la trama di un film, invece si sono rivelati essere i numeri della prima edizione della Canterbury – Roma. Manifestazione nata per idea di Gaetano Rastelli, ha coinvolto Pino Vallerola, Galleria della Locomozione di Rivarolo Canavese e dell’Autostory &amp; C. di Imperia. <span id="more-102"></span> Il  sipario si è alzato sulla commedia in una mattina d’estate, quando un rosso camion di una ditta di trasporti ha caricato nella sua bisarca le sette automobili per iniziare un viaggio la cui destinazione finale era il sud della Gran Bretagna, per l’esattezza Canterbury.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-104" title="IMG_3006" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/IMG_3006.JPG" alt="IMG_3006" width="110" height="73" />Scaricate le automobili ha avuto inizio l’avventura sulle orme di Sigerico, che oltre mille anni fa tracciò il percorso della via Francigena , cammino di pellegrinaggio che più di altri vide il passaggio dei Cristiani verso Roma, quindi verso la Terra Santa.  Davanti alla magnifica cattedrale gotica di Canterbury il gruppo ha incontrato l’arcivescovo anglicano che ha dapprima consentito l’ingresso delle auto nell’area prospiciente la cattedrale, dove hanno ricevuto una speciale benedizione, quindi ha pregato commossa gli “amici italiani” affinché portassero i suoi saluti alla chiesa anglicana di Roma.<br />
Dopo un breve viaggio attraverso la campagna inglese, la carovana si è imbarcata a Dover per raggiungere Calais. La scelta di utilizzare il traghetto piuttosto che il più veloce treno che corre all’interno del tunnel sotto lo stretto della Manica, ha ricreato esattamente lo stesso percorso che il <img class="alignleft size-full wp-image-105" title="IMG_3163" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/IMG_3163.JPG" alt="IMG_3163" width="120" height="90" />Vescovo Sigerico affrontò mille anni or sono. Dopo una breve sosta a Calais la carovana dei “pellegrini” riprende la via  in direzione di Reims , dove la comitiva ha avuto giusto il tempo di visitare le cantine di produzione dello champagne.<br />
Attraverso la Bretagna il paesaggio è un continuo rincorrersi di valli e colline, un viaggio piacevole tra i boschi di faggio che le automobili affrontano a un andatura di poco superiore a trenta chilometri l’ora, si procede verso la Marna, ed è proprio a Bourbon les Bains , che il gruppo è costretto ad una tappa forzata per riparare un banale guasto a una delle automobili.<br />
Dopo qualche ora la carovana riprende il viaggio in direzione di Besançon, poco più di duecento chilometri di strada con qualche lunga salita che fa sbuffare alcune auto. Oltrepassato il confine svizzero il percorso di Gaetano Rastelli e dei suoi compagni di viaggio corre lungo la sponda del lago toccando Losanna, Montreux  per proseguire verso Martigny, dove la strada si inerpica verso la cima del Gran San Bernardo. E proprio in cima al valico, a quota 2570 metri, che auto ed equipaggi arrivati a tarda sera hanno fatto una sosta per riprendere fiato.<br />
Il giorno seguente la comitiva ha proseguito il viaggio verso la città eterna fissando la sua prima tappa in territorio italiano proprio a Rivarolo presso il Museo della Locomozione, per proseguire verso sud in un vorticoso susseguirsi di tappe.<br />
Il giorno successivo tappa nei pressi di Piacenza a Fiorenzuola d’Arda, quindi una visita al centro europeo dei percorsi di pellegrinaggio che ha sede a Fidenza nei pressi di Parma, per poi proseguire attraverso il passo della Cisa verso la Toscana. Auto e conducenti sono stati accolti dalle autorità di Lucca, mentre poco distante, a Fucecchio , hanno percorso tratti di strada della medioevale via Francigena.<br />
Proseguendo attraverso i dolci declivi del senese e le brulle campagne viterbesi la carovana ha raggiunto la capitale attraverso l’originale percorso dei pellegrini passando per Monte Oliveto, strada percorribile con non poche difficoltà , ma l’itinerario offre la possibilità di scorgere Roma in tutta la sua magnificenza. Una volta in città le auto sono state scortate dai vigili urbani fino a piazza San Pietro dove i partecipanti hanno avuto modo di concludere il millenario percorso di devozione.<br />
“Questo evento” ha dichiarato Pino Vallero “è nato dalla voglia di voler effettuare con le nostre automobili un viaggio che mai si sarebbe pensato di poter fare quando circa un secolo fa queste auto venivano costruite, ben consapevoli dei rischi che comportava questa avventura.” Rischi calcolati. ovviamente il percorso è stato accuratamente studiato da Gaetano Rastelli che ha valutato quale fossero le strade più adatte per essere percorse con le auto del gruppo sia in termini di difficoltà che di volume di traffico in modo da creare il minor intralcio possibile alla circolazione stradale. Per contenere i rischi di natura meccanica faceva parte della carovana una moderna station wagon utilizzata come assistenza veloce e un carro attrezzi per fare fronte ai guasti di maggiore entità, che hanno seguito passo a passo i pellegrini lungo il loro cammino.</p>
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		<title>Gimkana su terra battuta</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 13:41:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Giannusso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Montjovet (AO) &#8211; Le gare di autocross si svolgono su un circuito chiuso sterrato con vetture a ruote coperte o scoperte a darsi battaglia, lo spettacolo è garantito da gare tiratissime con un massimo di 10 partenti. In Italia si corrono vari campionati tra diverse federazioni, con il campionato nazionale di velocità su terra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-97" title="autocross montjovet" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/autocross-montjovet1.jpg" alt="autocross montjovet" width="115" height="69" /> Montjovet (AO) &#8211; Le gare di autocross si svolgono su un circuito chiuso sterrato con vetture a ruote coperte o scoperte a darsi battaglia, lo spettacolo è garantito da gare tiratissime con un massimo di 10 partenti. In Italia si corrono vari campionati tra diverse federazioni, con il campionato nazionale di velocità su terra (VST), gestito dalla CSAI. Si può sottolineare che l&#8217;autodromo Pragiarolo a Maggiora (NO) è la pista più famosa, ammirata e frequentata d&#8217;Europa, in competizione con quella di Nova Paka, nella Republica Ceca dove l&#8217;autocross è sport nazionale. <span id="more-95"></span>Si tratta di 2 tipi di piste completamente diverse: Maggiora, liscia come un biliardo, mette in risalto le prestazioni del mezzo ma soprattutto la tecnica del pilota, con visibilità in tutti i punti del percorso, mentre Nova Paka (con i suoi 12000 posti a sedere sugli spalti naturali) pare più una pista di motocross, con saliscendi paurosi nel vero senso della parola che mettono in risalto la resistenza dei mezzi e il coraggio dei piloti. A differenza di Maggiora non ha ampia visibilità per il pubblico e anche i sorpassi scarseggiano, ma è di un&#8217;atmosfera unica.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-98" title="autocross montjovet formula 4wd" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/autocross-montjovet-formula-4wd.jpg" alt="autocross montjovet formula 4wd" width="115" height="52" />A parte la pista di Maggiora, vero tempio nazionale dell’autocross, molti sono i siti di particolare interesse che catalizzano l’interesse degli appassionati. Tra questi un’iniziativa particolarmente simpatica e ben riuscita è il Memorial Cavatorta, appuntamento autunnale organizzato da un gruppo di appassionati valdostani. La manifestazione si è svolta a Montjovet, voluta da un gruppo di amici capeggiati da Paolo Giacobini e Ives Chapelle per ricordare il compianto rallista valdostano Adelmo Cavatorta. La seconda edizione dell’evento ha visto sfidarsi nell’area naturale di Montjovet circa cinquanta piloti a bordo delle loro auto preparate appositamente per disputare questo tipo di gare su terra battuta.<br />
Il circuito di 450 metri con dodici curve ha una impegnativa serie di penalità che rendono questo tipo di gare vere e proprie prove di abilità e non sfide velocistiche. A  fine giornata la classifica sfilata, ha visto Simone Nardera primo nella categoria 4wd, Egidio Peaquin, primo nella categoria trazione posteriore, mentre Cinzia Gobbo ha conquistato il gradino più alto del podio nella categoria femminile.<br />
Da segnalare le vetture a ruote scoperte, veri prototipi tubolari monoposto a motore centrale o posteriore molto leggeri e divertenti da guidare, veri e propri mostri di potenza capaci fino a 600cv.</p>
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		<title>Vendemmia e Tartufi</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 13:08:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Ferrero</dc:creator>
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		<category><![CDATA[club CARS di Asti]]></category>
		<category><![CDATA[Vendemmia e Tartufi]]></category>

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		<description><![CDATA[La volontà di riscoprire e rivivere nelle campagne la straordinaria atmosfera di festa legata al periodo della raccolta delle uve porta ogni anno ad incrementare la vocazione turistica delle colline del Monferrato. Dedicare una domenica del mese di settembre o di ottobre, tradizionalmente legati alla vendemmia, è un momento strategico e fortemente significativo della stagione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-153" title="DSC_0070" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/DSC_0070.JPG" alt="DSC_0070" width="119" height="79" />La volontà di riscoprire e rivivere nelle campagne la straordinaria atmosfera di festa legata al periodo della raccolta delle uve porta ogni anno ad incrementare la vocazione turistica delle colline del Monferrato. Dedicare una domenica del mese di settembre o di ottobre, tradizionalmente legati alla vendemmia, è un momento strategico e fortemente significativo della stagione vinicola, nel rispetto assoluto delle fasi di lavorazione che caratterizzano il periodo, … benvenuta vendemmia . <span id="more-152"></span>Alla promozione delle attività turistiche ci pensano iniziative come “Cantine Aperte”, occasione ideale per aprire le porte delle aziende e far assistere turisti e visitatori alle fasi topiche del ciclo di produzione, coinvolgendoli direttamente attraverso passeggiate fra i vigneti, visite alle aziende, degustazioni dei prodotti tipici abbinati ai vini di produzione. L&#8217;organizzazione di momenti ricreativi quali spettacoli folcloristici, mostre di attrezzi enologici, degustazioni di prodotti tipici realizzati direttamente in azienda, darà vita ad una vera &#8220;festa della vendemmia&#8221;, che contribuirà al massimo coinvolgimento di appassionati ed esperti, consentendo ad ognuno di approfondire il proprio rapporto con il territorio e le sue risorse, vere perle della nostra zona , in particolare in annate generose come il 2009<br />
“Al favorevole andamento produttivo, quest’anno si contrappone”, ha commentato il presidente della Cia, Giuseppe Politi, intervistato in occasione della fiera di Alba “ad uno scenario complesso e carico di nubi oscure per le imprese. Sul settore si riflettono gli effetti della crisi economica: assistiamo ad una perdita di competitività delle aziende accompagnato dal costante calo dei consumi interni, soprattutto per i vini da tavola  e da un’impropria informazione con divieti generalizzati che danneggiano &#8211; ha poi concluso Politi &#8211; una bevanda come il vino che ha tradizioni profonde nella nostra cultura. Un insieme di fattori che, quindi, preoccupa e rende inquieto il settore agli inizi della nuova vendemmia”.</p>
<h5 style="text-align: justify;">Dal mito alle tavole, un profumo che emoziona</h5>
<p style="text-align: justify;">Il cielo di luglio sulle Langhe ed il Roero è spesso segnalato dalle nuvole, con temporali frequenti, escursioni termiche significative tra giorno e notte, temperature anche sotto la media. Gli antichi consideravano il tartufo cibo degli dei, con poteri afrodisiaci ben utilizzati dall’ardente Giove, il tutto mentre i ricettari romani consigliavano di cuocere i tuberi (la classificazione dei funghi arriverà molto secoli più tardi) sotto la cenere e di consumarli con il miele. Nel Medioevo si diffidava di queste strane creature della natura, temendone effetti velenosi. La consacrazione arriva solo negli ultimi due secoli, alle corti dei nobili, anche se la cucina povera del territorio non disdegnò mai un’insalata di tartufo che a prezzi correnti farebbe oggi tremare molte carte di credito. E poi venne Giacomo Morra, geniale nell’identificare nel Tartufo Bianco il marchio “Alba” e tutta la tradizione culinaria che oggi il mondo ammira. La strategia fu molto articolata: da un lato, nell’Italia della ricostruzione, Alba si affacciava sul mercato nascente del turismo interno, dall’altro i Tartufi marchiati “Morra” partivano per le tavole dei potenti del pianeta, con un ritorno di immagine enorme. L’operazione ebbe anche un positivo impatto locale: ad Alba e sul territorio si formarono molte professionalità nuove, specializzate nella ricerca, nella commercializzazione, nella conservazione, nella cucina del Tartufo. Anche per questa ragione ancora oggi nella Langhe e nel Roero si mangiano tartufi straordinari: su questi colli c’è tutto il know how per selezionare, conservare e servire la qualità totale del tubero. Non a caso qui nacque, nel 1996, il Centro Nazionale Studi Tartufo, un istituto unico al mondo specializzato nella ricerca e nella divulgazione della cultura tartuficola. Qui si studiano i profumi, si ricercano nuove tecniche di conservazione, si raccolgono esperienze gastronomiche a base di tartufo, si organizzano seminari di degustazione. Oltre cento giudici di analisi sensoriale agiscono sui mercati e in apposite commissioni di certificazione per garantire la qualità assoluta del prodotto: il mercato del Tartufo Bianco d’Alba rimane l’unico garantito, con un’analisi attenta di ogni esemplare, per sanità e tipologia del prodotto commercializzato. Proprio per il suo elevato standard qualitativo il tartufo piemontese offre interessanti opportunità commerciali ai territori di Langhe, Roero e Monferrato tanto da essere definito l’oro di queste terre.</p>
<h5 style="text-align: justify;">Una passeggiata per le terre del vino e dei tartufi</h5>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-154" title="DSC_0005" src="http://motori.laprecollina.it/wp-content/uploads/2009/12/DSC_0005.JPG" alt="DSC_0005" width="118" height="78" />Proprio per la loro ricchezza che queste terre vengono spesso visitate dalle regine della strada si intende, tanto da indurre numerosi club di appassionati possessori di auto e moto d’epoca ad organizzare in occasione dell’autunno una serie di raduni nelle zone tipiche di produzione. Vi presentiamo una immagine del raduno organizzato dal club CARS di Asti, in occasione della festa del tartufo di Montiglio.</p>
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