La storia della Lancia Aurelia
Una vera automobile di classe
La prima automobile di grande serie mossa da un motore a sei cilindri a V di 60°, iniziò durante la Seconda Guerra Mondiale.
In quel periodo l’ingegner Francesco De Virgilio cognato di Vincenzo Lancia, esperto nel difficile problema della equilibratura dei motori a V, venne incaricato dalla Lancia di esaminare un precedente progetto di un albero a gomiti destinato ad un motore a sei cilindri a V di 39°.
De Virgilio concluse lo studio osservando che non sarebbe stato possibile ottenere un funzionamento soddisfacente se non aumentando l’angolo tra le due bancate fino al valore ottimale di 60°.
Dopo la fine della guerra, in previsione di produrre una nuova serie dell’Aprilia, si realizzò un nuovo motore di 1569 cc, ma con angolo di 45°, il massimo possibile per poter essere alloggiato nel vano motore della berlina.
Con il prototipo vennero percorsi più di 100.000 km, ma l’anno seguente l’idea di evolvere l’Aprilia venne definitivamente abbandonata, in favore di un modello del tutto nuovo: la Aurelia.
Riposto nel garage di casa Lancia il prototipo dell’Aprilia V6 (tuttora conservato dai Lancia), la direzione tecnica del nuovo progetto fu affidata al genio di Vittorio Jano, dal 1937 responsabile del reparto esperienze Lancia ed in precedenza “padre” delle Alfa Romeo P2, 1750, 2300, 2900 e P3. Presto l’ing. Jano si dedicò allo sviluppo dell’autotelaio e alla sua lungimiranza tecnica si deve tra l’altro la sospensione posteriore a ruote independenti, mentre l’ing. De Virgilio, con la collaborazione di Ettore Zaccone-Mina, fu libero di disegnare un motore che rispettasse le sue convinzioni teoriche, adottando la soluzione definitiva delle bancate disassate con apertura di 60°.
In poco più di un anno si inizio la produzione di un motore che per le sue particolari caratteristiche tecniche è da considerarsi ancor oggi un capolavoro dal punto di vista meccanico .
Caratteristiche di rilievo di questo motore il monoblocco e le testate in lega leggera fuse in conchiglia secondo uno speciale procedimento messo a punto nella fonderia di corso Peschiera, che facevano si che questo motore fosse molto leggero.
È opportuno ricordare anche altre soluzioni di rilievo che resero merito a questo propulsore le canne dei cilindri lambite direttamente dal liquido di raffreddamento, la distribuzione un asse a camme nel monoblocco mosso da catena, la cui corretta tensione era assicurata da un tenditore azionato dalla pressione dell’olio.
Osservando una Aurelia ci si rende subito conto quanto fosse forte il desiderio degli ingegneri della Lancia di ricercare la perfezione.
Alla base del progetto oltre che un propulsore potente, leggero e silenzioso, c’erano ad esempio il gruppo frizione-cambio-differenziale, posto al retrotreno per riequilibrare la distribuzione dei pesi, i gruppi freni posteriori collocati internamente per ridurre il carico delle masse sospese.
Per quanto riguarda invece le sospensioni, furono impiegati due tipi diversi di ponte posteriore, sempre De Dion, il primo tipo a molle cilindriche e bracci obliqui, il secondo in ordine temporale dotato di molle a balestre, mentre l’avantreno su tutte le versioni manteneva lo schema ad assale rigido e sospensioni indipendenti con molle semiellittiche ed ammortizzatoli coassiali ai perni fusi, che assicuravano il massimo confort di marcia senza pregiudicare la proverbiale tenuta di strada Lancia.
Per quando riguarda la carrozzeria, vennero prodotte versioni berlina, coupé e spider ed anche telai destinati a carrozzieri esterni per la produzione di versioni fuori serie .
Le diverse carrozzerie prodotte almeno in tre differenti passi mantenevano le stesse caratteristiche strutturali a scocca portante a vasca anteriore con punti di rinforzo per l’ancoraggio degli organi meccanici.
Dal 1950 anno di entrata in produzione al 1958 anno in cui lascio il testimone alla più moderna Lancia Flamina, furono prodotti poco più di quindicimila modelli di Aurelia prodotta in quindici versioni con otto tipi differenti di motorizzazioni. Motori con la stessa architettura di base ma con diverse caratteristiche, dal piccolo V6 di 1754cc capace di 56 Hp a 4000 giri/min, al più generoso V6 di 2451 capace di 118 Hp a 5300 giri/min .
La prova
Il modello oggetto del nostro servizio è una Aurelia B12, berlina conservata in maniera impeccabile, il primo proprietario la ha usata con cura per più di cinquanta anni, percorrendo circa centomila chilometri e da poco più di due anni è stata acquistata da Marcello Iseni, di Doccio, piccolo centro della Valsesia .
Il sig. Marcello da tempo cercava una Aurelia, ma quando ha trovato sulla sua strada la B12, non ha saputo resistere al fascino di questa vettura, in effetti immaginarsi di trovare un auto con più di cinquant’anni così ben conservata è veramente difficile .
La prima sensazione di originalità , incontrando questa Aurelia, la si prova subito dopo avere aperto gli sportelli incernierati ad armadio, si viene investiti dal classico profumo emesso dal panno Lancia con cui erano realizzate le tappezzerie.
Con una certa soggezione si prende posto alla guida, a destra ovviamente, poiché fino al 1960 anno di entrata in vigore del codice della strada che rivoluzionò i costumi degli italiani, le automobili Lancia erano prodotte di serie con guida a destra e su richiesta con guida a sinistra.
La prima sensazione è di essere seduti nel salotto di casa, comodi ed avvolgenti i sedili, sono in grado di ospitare 5-6 persone come si evince anche dalla carta di circolazione .
Al posto di guida si prende subito confidenza con i comandi, tutti a portata di mano, sembrano studiati con la stessa ergonomia delle più evolute berline contemporanee.
La messa in moto avviene con una leggera pressione sulla chiave di accensione, ma lascia indifferente il conducente, il sei cilindri prende a girare cosi silenzioso che è necessario porre attenzione agli strumenti di bordo per capire che è in moto.
L’innesto delle marce avviene mediante la leva posta sul piantone del volante, il pedale della frizione è molto leggero, e lasciandolo a fondo corsa l’auto si mette in movimento .
Tra le mani il grande volante in bachelite nera, che con grande precisione comanda lo sterzo, preciso e diretto e molto leggero con la macchina in movimento .
Il neo proprietario della Aurelia sottraendola al mondo che l’ha da sempre circondata, il caotico traffico nelle vie della periferia milanese, ne ha fissato la dimora tra le montagne della Valsesia , paesaggi incantevoli con strade ripide e tortuose, lungo le quali abbiamo modo di testare le due principali doti della berlina Lancia, la tenuta di strada e la coppia del performante sei cilindri.
Pur penalizzata dallo scarso rapporto peso potenza la protagonista del nostro servizio ha saputo destreggiarsi nel traffico del ventunesimo secolo con grande agilità , a testimonianza della validità di un progetto nato e sviluppato più di cinquant’anni fa per essere all’avanguardia nei tempi a venire .
Scheda tecnica
Motore:
Lancia Aurelia B12, telaio N° 1951, anno di costruzione 1955
Motore tipo B12
Alesaggio x Corsa 75 x 85,5
Cilindrata 2266 cc
Potenza 87 hp a 4300 giri/min
Carburatore doppio corpo Solex da 40mm
Avviamento elettrico con motorino a 12V
Accensione a spinterogeno
Corpo vettura:
Struttura autoportante in lamiera d’acciaio
Carrozzeria berlina 4 porte, 5-6 posti
Passo 2850 mm
Peso in ordine di marcia, 1650 kg
Sospensioni ruote indipendenti
Freni tamburo sulle quattro ruote senza servofreno
Sterzo comando diretto con circolazione a sfere
Prestazioni:
Velocità massima 150 km/h
Consumo medio 12,1 litri/100km
Capacità serbatoio 55 litri
Autonomia circa 450 km
Tags: Lancia Aurelia






